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Panteísmo

Panteísmo

El panteísmo es una doctrina que identifica el universo (en griego pan, todo) con Dios (griego, theos). La reflexión debe partir de un conocimiento de la realidad divina y después especular sobre la relación entre lo no divino y lo divino. A este punto de vista suele denominarse panteísmo acósmico. A la inversa, cuando la reflexión empieza desde una percepción de toda realidad finita, de las entidades cambiantes, y da el nombre de Dios a su totalidad se denomina panteísmo cósmico. Categoría:filosofía ja:汎神論

Doctrina

Doctrina, del latín doctrina significa un conjunto coherente de enseñanzas o instrucciones que pueden ser: ::
- un cuerpo de enseñanzas basadas en un sistema de creencias. ::
- principios o posiciones respecto a una materia o cuestión determinadas. ::
- una serie de enseñanzas sobre una rama de conocimiento o de ciencia concreta. Podría definirse doctrina como un sistema de opiniones o postulados más o menos científicos, frecuentemente con la pretensión de posesión de validez general. A nivel jurídico, doctrina significa el conjunto de opiniones efectuadas en la interpretacón de las normas por los conocedores del derecho y forma parte de las fuentes del derecho aunque en un lugar muy secundario. Frecuentemente doctrina connota un cuerpo de dogma religioso tal como es promulgado por una iglesia, pero no necesariamente. También se utiliza la palabra doctrina para referirse a un principio legislativo. La palabra adoctrinación ha adquirido connotaciones un tanto incómodas durante el siglo XX, pero es necesario retenerlo para distinguirlo de educación. En la educación se persigue que la persona a educar permanezca lo más externamente posible a los conocimientos acumulados y los analice. Sin embargo, en la adoctrinación, (en inglés: indoctrination) el educando permanece dentro del cuerpo de conocimientos o creencias y absorbe sus enseñanzas. Por ejemplo, estudiar teología puede considerarse como un proceso de adoctrinación, cuyo equivalente educativo sería el estudio comparativo de las religiones.

Ejemplos de Doctrinas

doctrinas religiosas


- Arminianismo
- Cristianismo
- Espiritismo
- Gnosticismo
- Judaísmo
- Materialismo
- Satanismo

doctrinas científicas


- Doctrina de la Neurona, de Santiago Ramón y Cajal, permaneció como tal durante muchos años, y aún ocupa muchas páginas en libros de anatomía como el Testut francés.

doctrinas militares


- La guerra relámpago, (blitzkrieg) en la 2ª guerra mundial
- Doctrina de la destrucción mútua asegurada, de los tiempos dela guerra fría.

doctrinas políticas


- La Doctrina Monroe promulgada en 1.823 en respuesta a la amenaza que suponía la restauración monárquica en Europa y la Santa Alianza.
- La Doctrina Truman de la necesidad de la lucha en todo el escenario mundial contra el comunismo.
- La Doctrina Brezhnev de la "soberanía limitada" de los estados socialistas.
- La Doctrina Conservadora Social Progresista del movimiento Federal Republicano (Venezuela). Categoría:Política

Universo

El Universo es el continuo espacio-tiempo en que nos encontramos, junto con toda la materia y energía existentes en él. Su estudio, en las mayores escalas, es el objeto de la cosmología, disciplina basada en la astronomía y la física.
- Edad: El Universo tiene 13.700 millones de años (margen de error cercano al 1%).
- Forma Geométrica: Plana
- .
- Destino final: La evidencia apoya la Teoría de la expansión permanente del Universo. (
- ) En este caso no significa un universo bidimensional, sino plano en el sentido de no-curvo, de geometría euclídea. Hay muchas teorías sobre su origen y destino final:

Véase también


- Big Bang
- Big Crunch
- Big Rip
- Destino último del universo
- Astronomía ---- Otros conceptos de universo: Universo (matemáticas), en informática Universo (software) y en narrativa Universo de ficción. categoría:Cosmología special_irv@hotmail.com ja:宇宙 ko:우주 ms:Alam Semesta simple:Universe

Griego

#Relativo u originario de Grecia (país). #Idioma originario de la antigua Grecia. Véase idioma griego.

Karl Marx

Karl Heinrich Marx (Treviri 5 maggio 1818Londra 14 marzo 1883) fu un grande filosofo, economista e pensatore politico tedesco. Le sue teorie analitiche sullo sfruttamento dei lavoratori diedero alle rivendicazioni del movimento operaio solide basi teoriche, sia filosofiche che economiche. Insieme a Engels è considerato il padre del socialismo scientifico. Ha scritto il Capitale e il Manifesto del Partito Comunista.

Il pensiero marxista

Marx è conosciuto per la sua analisi delle lotte fra le diverse classi sociali. Al centro del suo pensiero sono il capitalismo, il materialismo dialettico e storico e la dittatura del proletariato, fatta poi propria da Lenin quale fulcro del bolscevismo e della Terza internazionale.

Biografia

Gioventù

Terza internazionale Marx nasce a Treviri nel 1818 da una famiglia borghese di origine ebraica: il padre è avvocato e con la madre, Henrietta Pressburg, si convertono poi al protestantesimo. Il giovane Karl frequenta il ginnasio nella città natale, seguendo gli studi classici; per volere del padre studia diritto all'università di Bonn, ma più che allo studio si dedica alla vita frivola e godereccia, preoccupando i genitori. Ragazzo scapestrato, viene arrestato per ubriachezza molesta, passando persino una notte in carcere; in quel periodo viene ferito ad un sopracciglio in un duello tra studenti; ha dissidi con il padre e, contro il volere di questi, si dedica alla poesia. Nel 1836 si fidanza in segreto con Jenny von Westphalen, ma contrariamente a quello che supponeva Karl, questa volta i genitori non lo contrastano; nell'autunno dello stesso anno parte per studiare Diritto in un austero ateneo di Berlino, dove aveva insegnato Hegel. A Berlino, Marx scrive poesie alla fidanzata che verranno poi raccolte in due libri: "Libro dei canti" e "Libro dell'amore". Successivamente Marx rinnegherà totalmente questo "periodo poetico" bollato come incoscienza giovanile. Nonostante questo periodo di romanticismo, la politica gli scorre già nel sangue e, constatata la precarietà in cui vivono i lavoratori dell'epoca, vorrebbe che per loro vi fosse un modo migliore per vivere. Entra così a far parte del circolo dei giovani della "sinistra hegeliana", trovando subito un'intesa con i suoi componenti, con cui condivide la passione per gli studi filosofici. La sua tesi di laurea - che verrà in seguito pubblicata – riguarda la "Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro"; ma al suo conseguimento 1841 preferirà all'insegnamento della filosofia la professione di giornalista. Così collabora dal 1842 con Arnold Ruge, anch'egli della sinistra hegeliana e recente fondatore della "Rheinische Zeitung" (la "Gazzetta Renana") . Marx scrive articoli che vanno dalla libertà di stampa alla denuncia di frodi, furti di legname e questioni riguardanti le lottizzazioni terriere. Il giornale avrà vita breve e verrà chiuso dopo poco tempo a causa della censura.

Il periodo di Parigi

Arnold Ruge Ruge, trasferitosi a Parigi, invita Marx a raggiungerlo e gli offre un lavoro presso la rivista "Annali franco-tedeschi" dietro una retribuzione di 500 talleri. Questa fortuita occasione consente a Marx di sposare Jenny nella chiesa di Kranznach il 19 giugno 1843; dopo di che i due partono insieme per Parigi. Nella capitale francese, Marx conosce Friedrich Engels che diventerà suo amico per la vita e da cui riceverà sempre un aiuto morale e materiale. Anche la rivista degli annali franco-tedeschi intanto non ha lunga vita, per via di alcuni articoli che Marx scrive sul problema degli ebrei e sulla religione; la conseguenza sarà la chiusura del giornale e la pressione da parte del governo prussiano su quello francese affinché fosse impedito un rientro in Germania per i redattori. Ma poco tempo dopo Marx viene espulso anche dalla Francia, poiché il governo francese non tollerava gli scritti rivoluzionari (soprattutto i Manoscritti economico filosofici, nei quali Marx descriveva l'alienazione del lavoro industrializzato); in questo periodo si era iscritto da poco alla Lega dei giusti iniziando a collaborare con il giornale comunista "Vorwarts". Fa in tempo a frequentare e a conoscere Pierre-Joseph Proudhon, Louis Blanc e Michail Bakunin e il poeta tedesco Heinrich Heine.

Il periodo di Bruxelles e del "Manifesto"

Heinrich Heine Marx si rifugia quindi a Bruxelles che a quei tempi era una città fra le più tolleranti e dotata di una politica meno confusa. Nel 1845 viene raggiunto dall'amico Friedrich Engels; pubblicano insieme "La sacra famiglia" e iniziano a scrivere "Ideologia tedesca", un'analisi filosofica sul rapporto fra luomo pensante, e quindi spirituale, e la vita materiale (materialismo storico). Nel 1847 Marx scrive il Manifesto del Partito Comunista (che pubblicherà a Londra l'anno successivo) su incarico del primo congresso dell'allora clandestina "Lega dei comunisti"; il Manifesto – che termina con il celeberrimo appello: "Proletari di tutto il mondo unitevi" - venne tradotto in seguito in tutte le lingue europee. La "Lega dei comunisti" infatti esisteva ovunque ci fossero associazioni di operai tedeschi e fu la prima a formare il movimento operaio di quasi tutta l'Europa. Ma le cose non vanno bene nemmeno a Bruxelles. Marx viene arrestato, sempre su pressione della Prussia, ed espulso; non c'è più alcun Paese dove si possa rifugiare, ovunque corre il rischio di venire arrestato. Il male minore rimane per lui, tornare in Germania, dove fonda la "Neue Rheinische Zeitung", l'unico giornale a sostenere il punto di vista degli operai e del proletariato. Quando nel 1848 avvenne il colpo di stato in Prussia, il giornale esortava la popolazione a non pagare le tasse e a rispondere alla violenza con la violenza.

Il periodo di Londra e del "Capitale"

Prussia Due anni dopo Marx viene espulso nuovamente anche dalla Germania. Si ferma per un breve periodo a Parigi, poi si rifugia a Londra, dove vive nel quartiere di Soho, in grandi ristrettezze economiche tanto che - raccontano gli amici - non può uscire da casa perché ha impegnato persino gli abiti. A Londra scrive un libro sul colpo di stato in Francia del 2 dicembre 1851, "Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte". Intanto, Edgar, uno dei suoi figli, muore a causa dell'ambiente malsano in cui è costretto a vivere con la famiglia; il suo lavoro al British Museum non basta a mantenere la famiglia, ma nel 1856 la moglie riceve una piccola eredità e finalmente possono lasciare il quartiere di Soho, per trasferirsi in una zona più confortevole della periferia di Londra. Siamo giunti alla fine del 1858 e Marx si accinge a scrivere i Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, lavoro preparatorio in vista della ormai progettata stesura del primo libro de Il Capitale. Ma le cose non vanno ancora bene: lui e la moglie si ammalano di vaiolo e inoltre, prendendo a pretesto la calligrafia illeggibile, la sua domanda di assunzione presso le ferrovie inglesi non viene accettata. Giunge in soccorso una piccola rendita lasciatagli dalla madre che muore nel 1863.

Il periodo della Prima Internazionale

Marx, nonostante questi eventi tumultuosi, continua nella sua attività di analisi della società del suo tempo e redige il programma e lo statuto, della Prima Internazionale dei lavoratori appena fondata (1863). Entra in conflitto con Michail Bakunin e Pierre-Joseph Proudhon, dei quali non condivide, rispettivamente, le tendenze anarchiche del primo e il conservatorismo del secondo. Quattro anni dopo, nel 1867, esce il primo volume de Il Capitale, pubblicato dall'editore Meissner di Amburgo; ma l'eredità della madre non basta per vivere, così l'amico Engels vende la propria partecipazione in una fabbrica di Manchester e gli corrisponde una rendita in modo che la famiglia possa vivere in modo decoroso. A Parigi, durante la Comune, Marx elabora una precisa analisi del Capitale in
"La guerra civile in Francia del 1871". Quattro anni dopo scrive "Critica al programma di Gotha".

L'orazione funebre di Engels

Capitale Il 2 dicembre 1881 muore la moglie Jenny: Marx non si riprenderà più da questa grave perdita; si ammala di bronchite iniziando a tossire sempre più intensamente; a gennaio perde anche la sua primogenita, di soli 38 anni; alle già sue precarie condizioni di salute si aggiunge un'ulcera polmonare e il 14 marzo del 1883 alle 14,45 Marx muore. Viene sepolto tre giorni dopo, a Londra nel cimitero di Highgate: il suo amico Engels legge un'orazione funebre che così recita: :
"I governi, assoluti e repubblicani, lo espulsero; i borghesi, conservatori e democratici radicali, lo coprirono a gara di calunnie. Egli sdegnò tutte queste miserie, non prestò loro nessuna attenzione, e non rispose se non in caso di estrema necessità. È morto venerato, amato, rimpianto da milioni di compagni di lavoro rivoluzionari in Europa e in America, dalle miniere siberiane sino alla California. E posso aggiungere senza timore: poteva avere molti avversari, ma nessun nemico personale. Il suo nome vivrà nei secoli, e così la sua opera!". Marx ha scritto Il Capitale strutturandolo in tre ponderosi tomi (specialmente il terzo) ma senza, probabilmente, terminarlo; molti studiosi sono giunti alla conclusione che il progetto originario dovesse essere molto più ampio. Engels, comunque, integrerà il lavoro di Marx e farà pubblicare nel 1885 (il secondo volume) e nel 1894 (il terzo).

La filosofia marxista

L'economia

1894 Marx individua nell'economia (o meglio nella "struttura", nel rapporto degli uomini con le necessità della loro riproduzione e nella lotta tra le classi sociali) il motore prevalente dell'evoluzione della storia: egli osserva che la libertà e il potere dell'uomo sono solo di accelerare o rallentare gli avvenimenti, ossia stabilirne i tempi e i modi (contenere "le doglie dei parti della storia") di accadimento. La storiografia marxista per lunghi anni ha visto in questa osservazione un carattere determinista (il cosiddetto storicismo). Questa posizione verrà rivista soltanto dopo un acceso dibattito, intorno al 1960, identificando nella storia due motori, gli ideali e le cause economiche. Tale dottrina ha dunque influenzato profondamente molta della storiografia successiva. La sua visione dell'economia fa riferimento alla "
teoria del valore", secondo cui il valore di scambio dei beni dipende strettamente dal lavoro dell'uomo: da esso dipende la quantità di plusvalore aggiunto durante le fasi della produzione ed esso influenza quindi il prezzo finale dell'oggetto prodotto. Il lavoro non è solo fonte del valore economico, ma anche del profitto.
Degli economisti classici (Adam Smith, David Ricardo) riprende il metodo di analisi economica, criticando la visione liberistica per cui il capitalismo e la "mano invisibile del mercato" avrebbero assicurato il massimo benessere possible per l'uomo. Marx ammetteva il ruolo progressivo del capitalismo in una fase della storia umana e la sua capacità di liberare immense forze produttive dai vincoli delle precedenti società, accrescendo la ricchezza delle nazioni. Tuttavia dichiara che tale "modo di produzione" ha esso stesso un carattere
storico, adeguato a una certa fase della storia dell'umanità e che a un certo punto del suo sviluppo, incontrerà limiti - dovuti alle proprie contraddizioni interne - superabili solo con una nuova rivoluzione e con un ordinamento sociale superiore. Egli critica quindi le teorie economiche borghesi come prese di posizione a favore dei capitalisti e le considera inconsapevoli che il capitalismo non è una organizzazione sociale "naturale", eterna, ma è solo una particolare formazione sociale e storica che ha una sua nascita e dovrà avere una sua fine. Per primo evidenzia i problemi di alienazione del lavoratore nelle fabbriche ma anche l'alienazione di tutti i soggetti economici, dovuta alla mistificazione dei rapporti sociali tra glòi uomini che assumono l'apparenza, nel mercato, di rapporti di scambio, di rapprti tra cose. L'economia determina la sovrastruttura e, dunque, l'indagine economica diviene anche filosofica; mentre gli economisti classici (che erano anche filosofi) tenevano distinte le due dimensioni. Dal filosofo Hegel Marx deriva la concezione dialettica dell'economia e della storia: le contraddizioni ed i conflitti sono inevitabili e vengono superati, fino alla realizzazione finale definitiva. Tuttavia l'idea di Hegel circa l'affermazione dialettica dello spirito al termine del processo storico è fortemente criticata da Marx, che gli rimprovera di aver visto la storia 'a testa in giù': sarà lui a 'raddrizzarla' affermando la sua opinione circa la materialità della produzione sociale.
Il progresso viene, quindi, non da una dialettica hegeliana intrinseca all'essere (servo-padrone), ma da un'analisi economica che evidenzia come le contraddizioni del sistema economico avrebbero creato le condizioni di una rivoluzione sociale. Secondo Marx le contraddizioni interne al sistema capitalistico lo conducono a crisi cicliche di sovrapproduzione, in cui la capacità produttiva supera la domanda aggeregata, composta da quella per beni di consumo, limitata dalle basse retribuzioni dei lavoratori, e da quella in beni di investimento, limitata dalle aspettative di guadagno dei capitalisti. Connessa a questa difficoltà di poter realizare tutta la ricchezza prodotta, è la tendenza storica alla diminuzione del saggio del profitto, il quale è la vera e unica molla che determina le scelte dei capitalisti. La legge della caduta tendenziale del saggio del profitto viene formulata in base alla previsione che lo sviluppo della produttività accrescerà notevolmente il rapporto tra la grandezza del capitale e il numero dei lavoratori impiegati nella produzione. Ma essendo il lavoro l'unica fonte del valore e del profitto, esso diviene una base troppo ristretta nei confronti del capitale incessantemente accumulato. Altra previsione di Marx è la tendenza del capitalismo a trasformare la società, estendendo numericamente la classe proletaria e riducendo quella dei capitalisti a pochi individui, con fortissime concentrazioni di capitale. Ludwig Bernstein, socialdemocratico, contesterà con nuovi dati storici e argomenti l'idea di un capitalismo che impoverisce progressivamente e non può essere modificato dall'interno. Dell'analisi marxista si dibatterà anche molto il dopo e il futuro della dittatura del proletariato, non precisata da Marx. La rivoluzione inevitabile doveva essere anticipata, creando fra i proletari una coscienza di classe, che facesse ammettere loro l'impossibilità teorica di un'evoluzione democratica del capitalismo nei loro confronti, a riconoscergli diritti e tutele. Di qui l'opera divulgativa e l'impegno per la rivoluzione proletaria.

Il materialismo storico

Alla base della attività umana, secondo Marx, vi è la struttura economica, vista come un insieme di individui in relazione tra di loro per produrre e distribuire prodotti che hanno intrinsecamente un valor d'uso. Tale struttura, e gli attriti che all'interno di essa si generano, sono considerati il vero motore della storia. Il termine
materialismo deriva proprio da questo, e non va confuso con l'omonima corrente filosofica, vicina ad Epicuro e Lucrezio, secondo cui tutto è materia, l'anima non è immortale e il pensiero è un'illusione. Quello di Marx, piuttosto, può essere chiamato economicismo. Secondo la scuola marxista ogni attività umana (l'arte, il diritto, la filosofia, la religione, ecc.) è una sovrastruttura in rapporto dialettico con la struttura economica di quel determinato periodo storico e di un determinato spazio geografico. Derivando dalla struttura economica, la sovrastruttura è uno strumento funzionale alla conservazione del potere a vantaggio della classe dominante dell'epoca storica in questione (fondamentalmente tre: schiavista, feudale, capitalista). Mezzo di oppressione della classe dominante attraverso la sovrastruttura è l'Ideologia intesa come insieme di idee con cui mistificare la realtà materiale. Esempio cardine che da Marx di sovrastruttura ideologica di oppressione è la religione. Secondo Marx il mutamento della struttura economica vive diverse fasi: # Situazione di equilibrio. Le forze di produzione sono adeguate ai rapporti di produzione. # Squilibrio. Poiché le forze di produzione si evolvono più rapidamente dei rapporti, vi è attrito tra le due entità e questo rimane fino a quando non si modificano i rapporti di produzione in modo che si adeguino alle forze produttive. # Ritrovato equilibrio. Si ha dopo il suddetto adattamento, ossia dopo una rivoluzione. Un esempio classico che spesso viene citato è quello dell'ascesa della borghesia che segna il passaggio dall'età feudale a quella moderna. Poiché la classe borghese acquisiva col tempo maggiore potere economico, essa non poteva accettare il potere autoritario dell'aristocrazia. Quindi fu portatrice di nuovi ideali di uguaglianza degli uomini e libertà che legittimassero un nuovo sistema sociale favorevole alla classe borghese. Nella storia ciò si traduce nella caduta dell'Ancien régime e nella Rivoluzione francese. Come si può vedere, Marx sosteneva che fosse la struttura economica a determinare la sovrastruttura filosofica e giuridica, e non viceversa. In sostanza, l'analisi concettuale, lo studio e lo sviluppo del pensiero marxista risalgono alle prime forme di convivenza fra gli uomini, fin dal tempo dei popoli primitivi, prendendo in considerazione la loro primordiale organizzazione sociale. Da questo punto di partenza, Marx individua alcuni principi basilari che fondano il suo pensiero: #l'evidente conflittualità storica fra gli interessi dei capitalisti e quelli dei lavoratori, che sono diametralmente opposti #l'alienazione del lavoro come contraddizione centrale del sistema capitalistico #la religione, considerata come un oppio dei popoli e come una semplice sovrastruttura #il diritto, inteso anch'esso come una sovrastruttura ideata dalla proprietà (testamento, contratti, ecc.) per conservare la propria ricchezza #l'arte, essa pure avvertita come sovrastruttura tesa semplicemente a produrre profitti economici

La lotta di classe

Generalmente le società sono divise in classi. In ogni società ci sono persone che possiedono i mezzi di produzione (classe dominante), ed altri al servizio dei primi in una condizione di lavoro dipendente.
In accordo con l'ottica secondo cui la struttura e le lotte di classe sono il vero motore della storia, Marx individua ed analizza alcuni sistemi tipici di società di classe.
Le società antiche basavano la produzione sullo sfruttamento degli schiavi. Le classi in contrapposizione erano tuttavia quella dei patrizi, la più ricca, quella dei plebei, e la classe intermedia, i cui appartenenti non erano, né possedevano schiavi. Nelle società feudali la produzione era fondata sul possesso della terra e sui servi della gleba, contadini giuridicamente legati al feudo in cui vivevano. Accanto ad essi si trovavano una classe superiore di proprietari terrieri aristocratici, ed una classe intermedia di artigiani e commercianti residenti in città. In questa fase sono proprio questi ultimi a rivendicare maggiore autonomia: è la cosiddetta ascesa della borghesia. Nella società capitalista la principale forma di proprietà è il capitale industriale, ossia il denaro e i macchinari industriali che con esso si possono acquistare e sono strumenti necessari, insieme al lavoro dell'uomo, per la produzione. La principale divisione di classe è quella tra capitalisti e proletariato. Secondo Marx il ribaltamento della classe borghese ad opera di quella operaia sarà (un futuro rispetto al tempo in cui egli scrive) automatico ed inevitabile, poiché le forze produttive si evolvono in maniera tale per cui la classe dominante non è più corrispondente a questa evoluzione economica stessa. Tale ribaltamento in modo rivoluzionario sarà l'ultimo nella storia e condurrà ad una società senza classi dove i cambiamenti storici avverranno in maniera controllata da parte dell'uomo e senza guerre o rivoluzioni violente.

L'alienazione

Il concetto di alienazione risiede nella filosofia tedesca precedente a Marx; infatti egli riprende il termine nell'accezione conferitagli da Feuerbach, ossia come un fenomeno negativo che si identifica con la situazione dell'uomo religioso, che scindendosi si sottomette a Dio. A differenza di Feuerbach, che aveva collocato l'alienazione in un'ottica coscienziale, Marx tende a dare al termine un significato reale, di natura socio-economica, che si identifica con la situazione del salariato nella società capitalistica. L'alienazione dell'operaio viene descritta da Marx sotto quattro aspetti fondamentali, strettamente connessi tra loro:
- il lavoratore è alienato rispetto al prodotto del proprio lavoro (il capitale), poiché esso non gli appartiene, ma piuttosto si pone come una potenza dominatrice nei suoi confronti
- il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa attività, in quanto essa prende la forma di un lavoro costrittivo, in cui egli è strumento nelle mani altrui
- il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa essenza (Wesen) che è quella del lavoro libero, creativo, universale, mentre gli viene imposto un lavoro forzato, ripetitivo e unilaterale
- il lavoratore è alienato rispetto al prossimo, che viene identificato con il capitalista; ciò fa sì che il rapporto tra l'operaio e l'umanità in genere sia conflittuale.

Ideologia e falsa coscienza

Per Marx l'ideologia è la visione del mondo imposta dalla classe dominante a quelle sottoposte e affermata come universale. Essa è dunque uno strumento di dominio e controllo, finalizzato al mantenimento del potere e alla conservazione dello
status quo. L'ideologia è l'insieme delle idee politiche, morali, filosofiche, che sono espressione e giustificazione dei rapporti di produzione dominanti.
A questo proposito il diritto borghese sarebbe colpevole di mascherare sotto un'apparente dichiarazione di uguaglianza degli uomini una condizione di sfruttamento economico in cui, nei fatti, gli uomini uguali non sono. Egli usa anche il termine 'falsa coscienza' per indicare l'ideologia quando questa è considerata dal punto di vista della classe subordinata. Quest'ultima l'accetta considerandola verità, accetta quindi anche la sottomissione considerandola inevitabile e una condizione immutabile della natura. Marx sostiene che solo una 'coscienza di classe' potrà condurre all'affermazione della classe operaia su base mondiale. È infatti suo il motto 'proletari di tutto il mondo, unitevi!'.

La religione, Dio

È di Marx l'espressione: "la religione è l'oppio dei popoli", che predicando un'esistenza ultraterrena migliore, consolerebbe la classe proletaria alla rassegnazione, a credere inutile qualunque rivoluzione, dissuadendola dalla ribellione con la paura del peccato. Come ebreo educato alla Torah fin da bambino e come allievo di Hegel, il filosofo si pose il problema di Dio e non negò la sua esistenza. Disse che la religione era un prodotto della struttura economica: ciò non necessariamente toglieva veridicità ai suoi contenuti; anche se, in ogni filosofia, la religione necessita di contenuti eterni, non mutevoli al variare della struttura economica. Dalla scuola di Hegel trassero ispirazione Marx, Feuerbach, Kierkegaard, i più grandi pensatori del tempo (tedeschi i primi due, danese il terzo); l'hegelismo li spaccò in destra e sinistra hegeliane. Tutti concordi nel dire che religione e filosofia dicono le stesse cose in forme diverse. Eppure divisi: la destra conservatrice nel privilegiare che "
tutto ciò che è reale è razionale", la sinistra progressista nel sottolineare l'altra faccia della medaglia, il secondo ramo dialettico della frase hegeliana: "tutto ciò che è razionale è reale", ossia può anche divenire realtà (ciò che è vero è vero ed è vero anche che può essere).

Le rivoluzioni

Kierkegaard Stando alla visione dialettica e materialista della storia, le rivoluzioni non sono avvenimenti politici fortuiti, ma l'espressione di necessità storiche. Esse assolvono dunque funzioni necessarie e si producono quando hanno luogo le condizioni. L'ultima rivoluzione sarà quella proletaria e al termine di essa si affermerà la società ugualitaria senza classi. Su quest'ultimo punto vi sono notevoli divergenze nell'interpretazione del pensiero marxiano. Marx non sembra indicare esplicitamente se la rivoluzione debba essere armata o meno. Egli non si esprime chiaramente neanche sulla fase di transizione dalla società capitalista a quella comunista.

Critiche

Le principali critiche al pensiero marxiano sono le seguenti:
- Il fallimento storico della rivoluzione russa. Attribuito da alcuni critici all'errata previsione di Marx, e dai suoi sostenitori alle scelte politiche inadeguate dei gerarchi sovietici, alla corruzione nel partito, ed in definitiva all'aver realizzato qualcosa di diverso dal progetto di Marx. Secondo alcuni altri studiosi, la vera rivoluzione non è ancora avvenuta, ma attende nel futuro il maturamento delle condizioni, ossia la naturale disgregazione del sistema capitalista.
- Gli imprevisti storico-economici. Secondo alcuni critici Marx non aveva previsto la comparsa delle società industriali e delle multinazionali, ossia di aziende produttive il cui possesso non è appannaggio di un solo capitalista, ma di un gruppo di persone.
- Il ruolo delle idee. È molto diffusa la tesi che, per quanto la struttura economica sia notevolmente influente sulla "sovrastruttura" filosofica, giuridica e dei valori, tuttavia non sia strettamente determinante come pensava Marx. Secondo i critici Marx considera erroneamente nulla l'influenza delle idee e dei movimenti intellettuali e religiosi nelle rivoluzioni e nei cambiamenti sociali: le idee avrebbero dunque anche capacità di
determinare il mutamento sociale e non solo di essere determinate da esso.

Voci correlate


- Friedrich Engels
- Il Capitale
- Prospettiva del conflitto in Sociologia
- Comunismo
- Socialismo
- Capitalismo
- Teoria marxiana del valore
- Problema della trasformazione dei valori in prezzi di produzione
- Russia e URSS

Collegamenti esterni


- [http://web.infinito.it/utenti/p/primomaggio/testi/classici_di_marx.htm bibliografia]
- [http://www.marxists.org/italiano/marx-engels/index.htm archivio on-line]
- [http://www.liberliber.it/biblioteca/e/engels/il_manifesto_del_partito_comunista_edizione_berlusconi/html/testo_01.htm Il manifesto del Partito Comunista]
- [http://web.infinito.it/utenti/p/primomaggio/testi/marx/il_capitale/index.htm Il Capitale]
- [http://geneweb.inria.fr/roglo?lang=it;p=karl;n=marx Dati genealogici su Karl Marx]

Convenzione

Per convenzione si usa il termine 'marxiano' per indicare gli scritti ed il pensiero di Marx. Si attribuisce l'aggettivo 'marxista' alle opere e alle teorie dei successori di Marx che, pur sostenendo di possedere l'interpretazione autentica, sono criticate da alcuni studiosi che ne individuano sottili differenze: Lenin, Stalin, ecc.. Marx Marx Karl Marx Karl Marx Karl ja:カール・マルクス ko:카를 마르크스 ms:Karl Marx simple:Karl Marx th:คาร์ล มาร์กซ zh-min-nan:Karl Marx

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